Che l’acronimo sia di provenienza alchemica è cosa nota, ed è altrettanto noto che le lettere che lo formano sono le iniziali delle parole latine che costituiscono la frase:
Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem
Ispeziona l’interno della terra, purificando troverai la pietra nascosta.
Esso è stato ripreso dalla Massoneria ed è diventato un elemento cardine dell’iniziazione massonica in quanto scritto sulle pareti del gabinetto di riflessione. Tuttavia, di solito i massoni lo intendono in un senso morale o genericamente psicologico, secondo il quale esso conterrebbe un invito a perfezionarsi mediante l’introspezione, cosa che peraltro non risulta riuscire loro molto spesso. Che tale interpretazione sia perfettamente abusiva risulta dal fatto che non ha alcun rapporto con l’alchimia da cui l’acronimo tuttavia proviene, a meno di non vedere in quest’ultima una sorta di rudimentale psicologia ante litteram come fece appunto Carl Gustav Jung: sciocchezza di cui ha già fatto perfetta giustizia Eugène Canseliet nel suo L’alchimia spiegata sui suoi testi classici.
In realtà, l’acronimo contiene un’indicazione molto precisa e preziosa relativamente alla materia di cui bisogna servirsi per operare in alchimia, indicazione mascherata dall’equivoco che si può ingenerare intorno ai sensi che anticamente possedeva il termine “Terra”. Se lo si prende nella sua accezione di suolo, terreno, esso non conduce infatti a nulla, mentre se lo si considera come indicante il globo terrestre, diviene possibile trarne qualcosa di assolutamente significativo in alchimia. Infatti, in questa accezione, il termine possiede un doppio senso che appare in modo assolutamente evidente, se alla parola si sostituisce il simbolo che le corrispondeva nell’antica chimica:
Visita Interiora
Rectificando Invenies Occultum Lapidem.
A quei tempi, il globo crucifero non si limitava a simboleggiare l’orbe terracqueo, la terra (come tale la si può trovare raffigurata nelle mani di re, di imperatori o del Cristo stesso come rex mundi) ma, in un’accezione più settoriale e tecnica, indicava anche il trisolfuro naturale di antimonio, oggi chiamato stibina, antimonite o stibnite, sicché l’acronimo, correttamente interpretato, veniva ad offrire caritatevolmente un’informazione molto precisa:
Ispeziona l’interno della stibina, purificando troverai la pietra nascosta.

N.
