“Infatti ognuno sarà salato col fuoco.”
Vangelo di Marco, 9, 49
Persuasi come siamo della giustezza dell’adagio secondo il quale “chi spiega tutto non spiega nulla”, non intendiamo qui svolgere un esame dettagliato ed esaustivo del contenuto esoterico del XXXII grado del Rito Scozzese Antico e Accettato ma soltanto prenderne in considerazione un aspetto fondamentale che ci pare sia sfuggito del tutto ai commentatori moderni, il cui chiarimento conduce direttamente a una decifrazione della frase “SALIX NONIS TENGU” assai diversa da quella comunemente accettata, secondo la quale essa sarebbe l’anagramma di “LUX INENS AGIT NOS”, “La luce interiore ci guida”.
Decifrazione che qualunque uomo di media intelligenza giudica immediatamente sbagliata, se non addirittura ridicola, per il semplicissimo fatto che non vede ragione alcuna di nascondere un concetto così banale dentro una cifra. Infatti, da che mondo e mondo, si cifra qualcosa che c’è un serio motivo di tenere riservata, non un concetto di così triviale buon senso. Domandiamo: c’è bisogno di salire tutta la scala dell’iniziazione scozzese per formulare l’idea che siamo guidati da una luce interiore?
No, la ragione – quella stessa a cui in massoneria si fa tanto caso – ci dice che il significato della frase enigmatica dev’essere certamente un altro, il quale rimane ancor’oggi da scoprire; ma ci dice anche che, in ogni caso, qualunque esso sia, dovrà essere nella più stretta armonia con il significato generale che il grado esprime, quasi ne fosse una ricapitolazione e una sintesi.
Aggiungiamo che un altro errore capitale contenuto nella decifrazione corrente sta nell’aver trattato la X, che campeggia al quinto posto nella sequenza di lettere, come parte di una parola: occorre sapere che la X – qualora si trovi in una qualche cifra – rappresenta sempre un’intera parola in se stessa, ed è per questo che, secondo noi, la vediamo anche campeggiare solitaria al centro esatto dell’accampamento massonico.
Bisogna infatti che si sia istruiti su cosa significa la X nella tradizione ermetica: non per caso Fulcanelli, nel primo volume del suo Le dimore filosofali, le dedica un numero notevole di pagine delle quali noi qui diamo solo ampi stralci, ma di cui sarebbe bene che si prendesse visione integrale.


2. Fulcanelli, Le dimore filosofali, I, Mediterranee, Roma, 1973, pp. 199-205.
È dunque intorno allo Spirito o Fuoco (Spiritus sive Ignis) che si trova riunito l’intero corpo massonico, come in attesa di un segno che determini il momento in cui ciascuno possa partire per adempiere alla missione propria del grado, che è esplicitamente una missione di evangelizzazione, ossia – come recita il rituale – quella di “di istruire e illuminare gli uomini”.
Si tratta palesemente dello stesso tipo di missione conferita da Cristo ai suoi Apostoli i quali, per poterla esercitare pienamente, secondo le parole del Vangelo, avevano avuto necessità di un secondo battesimo.