Ancora sull’assazione preliminare

Di conseguenza ancora, un giorno lo trovai [Fulcanelli] vicino a un dispositivo di termometri emergenti da grandi palloni le cui pance appannate permisero quanto meno che intravedessi una polvere intensamente bruna, esaltata com’era dalla digestione dolce e lungamente intrattenuta.

CANSELIET E., Alchimiques mémoires, La Tourbe des philosophes, n. 7, 1979, p. 7.

L’uso del termometro si spiega col fatto che, a temperatura esterna costante, la temperatura interna della materia varia a seconda della stagione, del clima, dell’ora e dello stato della Luna.
N.

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LA PENTECOSTE ERMETICA DEL XXXII GRADO DEL RITO SCOZZESE ANTICO E ACCETTATO (SUBLIME PRINCIPE DEL REAL SEGRETO)

“Infatti ognuno sarà salato col fuoco.”
Vangelo di Marco, 9, 49

 

Persuasi come siamo della giustezza dell’adagio secondo il quale “chi spiega tutto non spiega nulla”, non intendiamo qui svolgere un esame dettagliato ed esaustivo del contenuto esoterico del XXXII grado del Rito Scozzese Antico e Accettato ma soltanto prenderne in considerazione un aspetto fondamentale che ci pare sia sfuggito del tutto ai commentatori moderni, il cui chiarimento conduce direttamente a una decifrazione della frase “SALIX NONIS TENGU” assai diversa da quella comunemente accettata, secondo la quale essa sarebbe l’anagramma di “LUX INENS AGIT NOS”, “La luce interiore ci guida”.
Decifrazione che qualunque uomo di media intelligenza giudica immediatamente sbagliata, se non addirittura ridicola, per il semplicissimo fatto che non vede ragione alcuna di nascondere un concetto così banale dentro una cifra. Infatti, da che mondo e mondo, si cifra qualcosa che c’è un serio motivo di tenere riservata, non un concetto di così triviale buon senso. Domandiamo: c’è bisogno di salire tutta la scala dell’iniziazione scozzese per formulare l’idea che siamo guidati da una luce interiore?
No, la ragione – quella stessa a cui in massoneria si fa tanto caso – ci dice che il significato della frase enigmatica dev’essere certamente un altro, il quale rimane ancor’oggi da scoprire; ma ci dice anche che, in ogni caso, qualunque esso sia, dovrà essere nella più stretta armonia con il significato generale che il grado esprime, quasi ne fosse una ricapitolazione e una sintesi.
Aggiungiamo che un altro errore capitale contenuto nella decifrazione corrente sta nell’aver trattato la X, che campeggia al quinto posto nella sequenza di lettere, come parte di una parola: occorre sapere che la X – qualora si trovi in una qualche cifra – rappresenta sempre un’intera parola in se stessa, ed è per questo che, secondo noi, la vediamo anche campeggiare solitaria al centro esatto dell’accampamento massonico.
Bisogna infatti che si sia istruiti su cosa significa la X nella tradizione ermetica: non per caso Fulcanelli, nel primo volume del suo Le dimore filosofali, le dedica un numero notevole di pagine delle quali noi qui diamo solo ampi stralci, ma di cui sarebbe bene che si prendesse visione integrale.

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2. Fulcanelli, Le dimore filosofali, I, Mediterranee, Roma, 1973, pp. 199-205.

È dunque intorno allo Spirito o Fuoco (Spiritus sive Ignis) che si trova riunito l’intero corpo massonico, come in attesa di un segno che determini il momento in cui ciascuno possa partire per adempiere alla missione propria del grado, che è esplicitamente una missione di evangelizzazione, ossia – come recita il rituale – quella di “di istruire e illuminare gli uomini”.
Si tratta palesemente dello stesso tipo di missione conferita da Cristo ai suoi Apostoli i quali, per poterla esercitare pienamente, secondo le parole del Vangelo, avevano avuto necessità di un secondo battesimo.

Schermata 2018-02-05 alle 12.15.103. Atti degli apostoli, 1, 4-7

Questo secondo battesimo, essenziale all’espletamento della loro missione, avvenne infatti il giorno di pentecoste.

Schermata 2018-02-05 alle 12.15.224. Ibid., 2, 1-4.

Le analogie tra il rituale massonico che stiamo studiando e la pentecoste cristiana sono troppe per poter essere sottovalutate – la riunione di tutti i massoni in un solo luogo come gli Apostoli, i colpi di cannone analoghi al rumore di vento impetuoso, la grande X al centro dell’accampamento che richiama l’effusione dello spirito, infine la missione di evangelizzazione che da quel momento comincerà tanto per gli uni che per gli altri –, sicché non abbiamo reticenza alcuna ad affermare che nel XXXII ̊ grado scozzese ha luogo un’autentica pentecoste massonica.
Il rituale massonico – e proprio nella frase enigmatica di cui daremo l’esatta traduzione alla fine – offre però qualcosa in più dei vangeli, e precisamente il significato esoterico di questo secondo battesimo, che è in definitiva l’unico e vero, essendone il primo – quello di Giovanni Battista – solo una prefigurazione simbolica.
Per mostrare quanto la tradizione ermetica sia concorde su questo punto, tra le innumerevoli citazioni che potremmo fare, ci limiteremo a sceglierne tre che ci sembrano particolarmente pertinenti al nostro soggetto.

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Schermata 2018-02-05 alle 12.23.465. Venceslas Lavinius de Moravie, Traité di Ciel Terrestre, in Canseliet E., Trois anciens traités d’alchimie, Pauvert, Paris, 1975, p. 144-145.
6. Récréation hermétiques, in Deux traités alchimiques du XIX siècle, présentation et commentaire par Bernard Husson, Omnium Littéraire, Paris, p. 241-242.
7. La verité sortant du puits hermetique, ou la vraye quintessence solare et lunare, baume radical de tout Estre, et origine de toute vie, confection de la medecine universelle. A Londres, et se trouve à Paris, chez Lamy, libraire, Quai des Augustins, 1753, p. 81-82.

I brani che abbiamo citato ci spiegano con dovizia di particolari che il battesimo del fuoco non può essere ricevuto in qualunque tempo e a qualunque condizione: innanzitutto, la stagione primaverile si mostra come il momento elettivo del suo conferimento, e infatti non è casuale che la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli avvenga durante la pentecoste, ossia durante il mese di maggio.
Un’altra condicio sine qua non è che l’evento si produca di notte, cosa puntualmente rispecchiata dal rituale massonico il quale si svolge “prima dell’aurora, quando il dio della notte fugge verso l’occidente e la stella del mattino sorge dall’Oriente tra i due cavalieri celesti”.
Ma soprattutto – come non manca di sottolineare l’anonimo autore de La verité sortant du puits hermetique nell’ultima delle citazioni che abbiamo fatto – lo spirito, per penetrare nel corpo umano, ha bisogno di un mediatore, e questo mediatore è salino. A questo proposito, sarebbe bene che il neofita prendesse visione del Traité du feu et du sel di Blaise de Vigenère (8), opera completamente dedicata a questo soggetto, che dovrebbe ben venire considerata come un lunghissimo commento al lapidario enigma che domina il XXXII grado scozzese.
Infatti, la corretta decifrazione ermetica della frase “SALIX NONIS TENGU” è “X SALE INUNGIT NOS” ossia – se si ha cura di sostituire la X con il nome di ciò che simboleggia – “SPIRITUS SIVE IGNIS SALE INUNGIT NOS”. Il che – ricordandoci che il verbo latino “inungere” ha tra i suoi significati anche quello di “battezzare” – in lingua italiana restituisce compiutamente il segreto ermetico tanto gelosamente custodito attraverso i secoli: “LO SPIRITO (IL FUOCO) CI UNGE (CI BATTEZZA) MEDIANTE IL SALE.
Non dunque, la banale constatazione che “una luce interiore ci guida”, bensì la rivelazione dell’arcano maggiore della Grande Opera.
Gli antichi autori dei rituali massonici sapevano dunque benissimo che – contrariamente a quel che molti credono – l’alchimista non ha il potere di fare la pietra filosofale: essa è già fatta in natura. Semplicemente egli la prende dove essa è e nell’ora della sua nascita per fissarla e concentrarla in un supporto idoneo, affinché divenga la medicina universale, attiva nei tre regni della natura.

8. Traicté du Feu et du Sel. Excellent et rare opuscule du sieur Blaise de Vigenere Bourbonnais, trouvé parmy ses papiers apres son decés, a Paris, Chez la veufue Abel l’Angelier, au premier piler de la grand’salle du Palais, M DC XVIII.

 

N.

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