SMARAGDUS PHILOSOPHORUM

Avendo deciso di non parlare della singolare utilità dell’olio di tartaro filosofico – ottenuto per idratazione dal cremor tartaro – nelle primissime fasi dell’opera fisica, ritengo meglio fissare la mia attenzione su un altro punto di non minore importanza.

In più di un passo delle sue opere Fulcanelli accosta il leone verde – che a bella posta chiama talora anche “mercurio” per confondere il lettore – alla malachite e allo smeraldo: vi sarà certamente chi avrà notato la considerevole differenza tra questi due minerali di colore verde – l’uno opaco e percorso da strie o macchie più scure, l’altro omogeneo nella sua perfetta trasparenza – e si sarà domandato come possa essere che questa misteriosa sostanza somigli a due altre così dissimili tra loro.

Chi non ha mai operato al forno penserà probabilmente che questa analogia apparentemente paradossale sia stata concepita dall’adepto apposta per depistare il lettore, tuttavia sono in grado di assicurargli che non è così: per quanto possa sembrare impossibile, le cose stanno esattamente nei termini che Fulcanelli dichiara. Il mistero si chiarisce immediatamente quando si prende conoscenza che malachite e smeraldo catturano l’aspetto del leone verde in due momenti distinti, per quanto vicini, dell’Opera.

È infatti nella seconda purificazione che il leone verde talora si porta dietro un po’ delle impurità del mercurio, il che lo fa apparire appunto opaco e percorso da strie più scure, il che giustifica pienamente l’analogia con la malachite.

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È infatti in questa forma che Fulcanelli lo considera in vari passi, per esempio nella sua delucidazione del quadrante solare del Palazzo Holyrood di Edimburgo che è appunto interamente dedicata al Vetriolo filosofico per quanto confuso – a bella posta, come abbiamo già detto – col mercurio.

Per esempio, il mercureau, o piccolo mecurio, che è diventato il nostro maquerau (sgombro), serve anche a celare, il primo giorno d’Aprile, l’identità del mittente. È un pesce mistico, oggetto di mistificazioni.  Deve il suo nome e la sua fama al suo brillante color verde, striato da bande nere, simile a quello del mercurio dei saggi.

Fulcanelli, Le dimore filosofali, Mediterranee, II, 1973, p. 193.

Ora, nelle purificazioni che seguono, il leone verde perde ovviamente ogni impurità allontanandosi dalla somiglianza con la malachite per accostarsi a quella con lo smeraldo.

Schermata 2018-04-02 alle 16.36.01

Tuttavia non si creda che il leone verde possa approdare con le sue sole forze alla trasparenza ialina e al grado di fissità (seppur non ancora totale) che esibisce in fotografia: gli serve in realtà un piccolo aiuto che soltanto gli artisti vetrai potrebbero essere in  grado di identificare senza fatica. Ed è a questo proposito che non possiamo esimerci dal sottolineare la grande utilità che può venire dalla lettura de L’ermetismo nella vita di Swift e nei suoi viaggi di Eugène Canseliet.

Borach mevolah!  Borach mais voilà!  Esclamerà nuovamente tutta l’assistenza pigmea, notando per restrizione l’incapacità della combinazione salina quando è impiegata da sola.

CANSELIET E., L’hermétisme dans la vie de Swift et dans ses voyages, Fata Morgana, 1983, p. 36.

N.

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