I pesci filosofici

Nella seconda parte dell’Opera Regale l’ottenimento della remora, o delfino, o rebis, non è immediato ma passa attraverso la pesca di numerosi pesciolini, come ebbe premura di notare Jean d’Espagnet nel suo L’opera segreta della filosofia di Ermete.

Così i filosofi hanno un loro mare nel quale vengono a nascere dei pesciolini grassi e scintillanti nelle loro scaglie argentee; colui che impara ad avvolgerli in una rete finemente intrecciata, e a estrarli, merita di essere considerato come un pescatore di grande abilità.

I pesciolini di cui parla d’Espagnet sono purtroppo destinati a una fine triste: essi infatti corrispondono esattamente agli innocenti massacrati di cui parla Nicolas Flamel nel Libro delle figure geroglifiche.

Nell’altra pagina del quinto foglio c’era un re con un gran coltellaccio che faceva uccidere in sua presenza, da dei soldati, una gran moltitudine di bambinetti, le cui madri piangevano ai piedi degli spietati gendarmi, e questo sangue era poi raccolto da altri soldati e messo in una grande vasca, nella quale il Sole e la Luna del cielo venivano a bagnarsi. E poiché questa storia rappresentava più o meno quella degli innocenti uccisi da Erode, e poiché in questo libro ho imparato la maggior parte dell’Arte, questa è stata una delle cause per cui ho messo nel loro cimitero questi simboli geroglifici di questa scienza segreta.

Di questo testo, alla Bibliothèque Nationale de France esiste un famoso manoscritto del cavaliere de Molinier, del quale Eugène Canseliet commentò proprio l’immagine relativa al presente brano per un breve contributo nella rivista La Tour Saint Jacques intitolato Bref commentaire sur la planche ci-contre.

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Ci è sembrato utile offrirla al lettore, secondo l’immagine dipinta del Libro di Abraham, molto più parlante, perché i bambini immolati, tutti accompagnati dal simbolo solare, vi si trovano in numero di sette, rimpiangendo comunque d’esser stato costretto a riprodurla solo in bianco e nero. Dal testo che commenta questa composizione su pergamena, nel bel manoscritto della Biblioteca Nazionale, estraiamo – non senza aver eliminato le cancellature e le correzioni forse dovute a Denis Molinier – qualche riga che richiama l’operazione nel corso della quale i pesciolini, pazientemente e successivamente, sono pescati nel mare ermetico. Nel sangue di questi innocenti nascerà l’ICHTYS della Chiesa primitiva, la remora degli alchimisti, il Salvatore o Re del Mondo: «Per questo sangue bisogna intendere la riduzione dei nostri solfi metallici incorporati nella nostra acqua mercuriale animata, perché in natura c’è solo questa che sia capace di fare questa estrazione e questa riduzione dei nostri metalli in mercurio; è in quest’acqua che Vulcano ha bagnato il sole per purificarlo dalla sua lebbra».

Poiché non potremmo offrire nessuna aggiunta sostanziale al luminoso commento di Canseliet, ci limitiamo a sottoporre allo sguardo dei figli dell’arte, per la loro istruzione e ben sapendo che questa è la prima volta che ciò accade, la fotografia di due di questi misteriosi pesciolini, estratti e poi immortalati in ingrandimento dal nostro defunto amico e mentore Roger Bourguignon, fedele e sapiente discepolo di Eugène Canseliet.  Data l’estrema piccolezza dei soggetti, aggiungiamo anche un ulteriore ingrandimento della foto che consente di vederli in modo un po’ più ravvicinato. Dobbiamo comunque avvertire che l’immagine non rende piena giustizia ai soggetti che rappresenta, in quanto li fa apparire come di forma sferica mentre invece possiamo testimoniare – avendo avuto modo di osservarli dal vero e con tutto comodo – che hanno la conformazione di una lente biconvessa e la dimensione reale della testa di un chiodino, del tipo usato per appendere i quadri. Il colore rosso e le maggiori dimensioni dell’esemplare sulla destra sono dovuti al fatto che è ancora rivestito di una pellicola residuale della sostanza da cui è stato estratto.

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N.

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