Di smeraldi e altre meraviglie: un breve resoconto operativo

Se è vero che, come si legge in tutti i classici, il periodo ideale per le operazioni al forno è la primavera – per gli influssi positivi soprattutto, ma anche per il clima più mite – il volenteroso artista, dopo essersi assicurato che la luna sia nella fase giusta e atteso che le temperature non siano troppo alte, non perde occasione per accendere il fuoco e mettersi al lavoro.

La sorte ha concesso, in questo bollente agosto 2018, una breve pausa di tempo un po’ più fresco e allora abbiamo deciso di tentare qualche operazione. Il primo giorno il tempo era addirittura piovoso, tuttavia l’artista sperimentato sa bene che questo non osta totalmente alla discesa dello Spirito, ma soltanto la limita. Sa altrettanto bene che invece dovrà scontare un’evaporazione di materia superiore all’ordinario.

Preparati i materiali canonici nelle giuste proporzioni, abbiamo portato a termine una prima congiunzione.

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Il raffreddamento della materia ci ha riservato la piccola sorpresa che vedete riprodotta in foto qui sotto.

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Cos’è mai – ci siamo chiesti – quella sorta di muschio verde, dall’aspetto ramificato, che si è formato in superficie?
Una promessa di qualcosa di più intenso? L’embrione del Leone Verde?
Non c’era che un modo per scoprirlo.
Purificare.
Tornati al forno, abbiamo preparato un nuovo crogiolo, l’abbiamo messo in fusione e abbiamo atteso e pregato – si dice ora et labora non a caso – perché ogni operazione deve essere benedetta da Dio.
Una volta portata a termine la nuova fatica, sulle prime sembrava che avessimo fallito, che la luna e il cielo non ci fossero propizi.
Eravamo un poco disorientati.
Ma non dovevamo far altro che attendere.
Raffreddatosi il tutto, quanto grande è stata la sorpresa di scoprire che sì, avevamo ragione, in quel muschio a forma di ragnatela c’era già il seme dello Smeraldo dei saggi, noto in massoneria mediante l’acronimo vitriol, cosa che abbiamo potuto verificare già nel corso della seconda purificazione, senza che neppure dovessimo attendere la fine dell’operazione: un ago da saggio intinto nella materia in fusione ha riportato una goccia di sale che, vetrificandosi, ha esibito il colore che desideravamo. Cogliamo l’occasione per fornire qui un’informazione banale che può forse essere utile al neofita per non essere buggerato dai tanti millantatori e imbroglioni che gravitano intorno al mondo dell’esoterismo: il solfato ferroso o vetriolo verde, che qualcuno potrebbe pensare di spacciare per il nostro, è verde-blu mentre il vitriol o leone verde è verde-giallo, del colore delle olive. 

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Infine, alla terza ripetizione del processo, abbiamo potuto contemplare a nostro agio anche quella cosa che in massoneria è venerata con il nome di stella fiammeggiante.

La meraviglia della Materia che muta in sintonia col cosmo, attraendone gli influssi; che risponde al sentimento e alla fatica dell’Artista, ripagandolo con i suoi frutti preziosi; che nel suo unirsi e separarsi lascia intravedere la speranza che il cammino possa riservare altre sorprese.

È questo che dà la spinta per andare avanti.

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Martin Rua e N.

 

Sul manoscritto di Pierre Dujols intitolato “La crisopea”.

Di questo manoscritto è stata data un’edizione a stampa, in lingua francese, curata da Jean-François Gibert (Propos sur la chrysopée, Dervy, 1955) e in seguito una in lingua italiana curata da Luigi Vernacchia (Raccolta alchimica, vol. 1, Viareggio, 2012): senza dubbio una traduzione del testo fornito da Gibert. Ora – ed è per mettere in guardia gli eventuali lettori che ce ne occupiamo nel blog – il testo di Gibert è incompleto in più di un punto: possiamo affermarlo con certezza in quanto disponiamo del microfilm del manoscritto originale.

Il testo fornito da Gibert è verosimilmente la copia di una copia che Henry Coton fece del manoscritto di Dujols, del quale fu discepolo. A meno che le omissioni siano state fatte – invidiosamente – da Gibert, molto probabilmente Coton, più prudente del suo maestro, lasciò in bianco alcune parti dopo averne assimilato e memorizzato il contenuto: lacune che Gibert, e poi Vernacchia, credettero incolpevolmente esser dovute a Dujols stesso.

Infatti, nella versione Gibert/Vernacchia – per esempio – noi abbiamo quanto segue:

Le materie da trattare sono:
1 – La       *, ricca quanto è possibile e ben pestata in un mortaio per avere un ampio ingresso per attaccare il ferro;
2 – Questo deve essere in limatura pura, non ossidata, brillante, affinché così suddivisa sia più sensibile all’attacco essendo pronti i materiali. Si accende il forno e si procede come segue.
Far rosseggiare a fuoco vivo un gran crogiolo di terra: gettarvi dentro, frazionate, con l’aiuto di un cucchiaio di ferro, le materie seguenti, mescolate in modo da essere ben amalgamate insieme**

(Gibert, p. 158; Vernacchia, p. 461-62.)

* Il manoscritto originale riporta un bianco. Si può rimpiazzarlo con nome d’un solfuro: galena, orpimento, stibina, realgar. Se il nostro lettore è un buon chimico, potrà facilmente trovare di quale corpo parla Dujols.
** Il manoscritto lascia uno spazio bianco di circa tre righe. Consigliamo al nostro lettore di fare riferimento a Kerdanek de Pornic, ma con prudenza, poiché questo testo riporta degli errori.

Ora, il manoscritto originale di Dujols che, come abbiamo detto, è in nostro possesso e di cui riproduciamo in calce la fotografia di una pagina, è ben lontano dall’essere lacunoso, e questo prova, appunto, che il testo fornito da Gibert/Vernacchia non è che la copia plausibilmente fedele di una copia infedele. Esso infatti contiene il testo seguente, di cui mettiamo in corsivo le parti mancanti nel testo di Gibert/Vernacchia:

Le materie da trattare sono: la galena di miniera, ricca quanto è possibile e ben pestata in un mortaio per avere un ampio ingresso per attaccare il ferro – questo deve essere in limatura pura, non ossidata, brillante, affinché così suddiviso, il ferro sia più sensibile all’attacco. Essendo pronti i materiali si accende il forno e si procede come segue:

  • far arroventare a fuoco vivo un gran crogiolo di terra (1): gettarvi dentro, frazionate, con l’aiuto di un cucchiaio di ferro, le materie seguenti, mescolate in modo da essere ben amalgamate insieme:
  • Galena di miniera (2), ricca e polverizzata (non grigliata), alla quale si aggiungerà un po’ di galena sensibile.
  • Limatura di ferro pura, non ossidata e brillante (limatura dei fabbricanti di spilli) (diffidare della presenza di rame).
  • Carbonato di potassio: quest’ultima materia è un fondente indispensabile per facilitare la fusione (tartrato dei filosofi).

1. spicchio d’aglio.
2. Galena arsenicale (quercia cava).

Come la fotografia mostra chiaramente, sul margine destro, oltre alle due note, Dujols scrisse in numeri romani le proporzioni rispettive dei materiali: M (ossia 1000) per la galena, D (ossia 500) per il ferro, CCL (ovvero 250) per il carbonato di potassio.

E questo non è, purtroppo, l’unico punto in cui il testo di Gibert/Vernacchia si discosta dall’originale: consigliamo dunque ai suoi eventuali lettori di leggerlo con estrema prudenza.

Concludendo non possiamo esimerci di chiarire due punti del testo originale di Dujols che possono sorprendere il lettore sprovveduto: la menzione dello “spicchio d’aglio” serve a richiamare il fatto che strofinare aglio sul fondo del crogiolo ceramico, all’esterno, serve a proteggerlo dal fuoco; quanto alla “galena sensibile”, certi suoi cristalli, in alcuni punti detti “sensibili” a causa di impurità, possono funzionare come diodi ed erano impiegati nella costruzione delle ormai desuete radio a galena. Questo il significato profano del termine, senza che possiamo escludere che Dujols lo abbia impiegato per suggerirci qualcosa di più pertinente alla pratica alchemica.

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N.

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