Per sciogliere il vero e proprio nodo gordiano costituito dalla seconda opera alchemica, vale la pena soffermarsi su una frase che Eugène Canseliet ha scritto verso la fine del capitolo sulle aquile o sublimazioni, contenuto nel suo libro L’alchimia spiegata sui suoi testi classici.
“Scacciando il corvo e dando, a due riprese, slancio alla colomba, che è il candido emblema dello Spirito Santo, Noé prova che tiene in mano la chiave dell’operazione essenziale.”
Chi rammenti il testo biblico noterà subito che Noè fa prendere il volo alla colomba non due ma tre volte. A mio modesto modo di vedere, questa differenza con il testo biblico è tutt’altro che un errore di memoria di Canseliet, che peraltro conosceva perfettamente le Scritture. Il corsivo con cui sottolinea che i voli devono essere due è peraltro – come in altre occasioni – inserito a bella posta per farci comprendere che l’inciso veicola un’informazione particolarmente preziosa. Trattandosi della fase segretissima delle sublimazioni, egli intende dirci assai caritatevolmente che, nel testo biblico, solo gli ultimi due voli della colomba le appartengono: le precedenti uscite del corvo e del bianco volatile appartengono infatti a fasi già concluse dell’Opera. Dovremo dunque concentrare la nostra attenzione sui versetti dal 10 al 12 dell’ottavo capitolo del Genesi per cercare di penetrarne il significato esoterico.
“Aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell’arca. E la colomba tornò da lui verso sera; ed ecco, aveva nel becco una foglia fresca d’ulivo. Così Noè capì che le acque erano diminuite sopra la terra. Aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più da lui.” (Gen. 8, 10-12)
Posso dire, per averne constatato in laboratorio la stretta pertinenza operativa, che questi tre versetti racchiudono un’informazione cruciale riguardo a un aspetto decisivo della seconda opera. Per aiutare coloro che, come me, non si limitano a chiacchierare – spesso a vanvera – di simbologia, ma lavorano praticamente alla Grande Opera, posso trarre dal mio modesto bagaglio di conoscenze un paio di indicazioni che saranno loro senz’altro utili, se si considera che il loro ottenimento mi è costato anni di inutili sforzi. La prima è che la colomba va fatta volare per due volte a ciascuna sublimazione. Del suo primo volo non dirò nulla perché l’opera di Canseliet non manca di diffondervisi in modo piuttosto trasparente, mentre è molto più reticente riguardo al secondo. Ecco dunque l’altra indicazione: riguardo al secondo volo è importante che l’operatore industrioso sappia che la colomba non deve più tornare nell’arca. Qualora lo facesse può star certo di aver fallito l’operazione.
N.

















